Documenti smarriti….e adesso?

Qualcuno di voi forse si ricorda della mia disavventura di alcuni mesi fa. Dopo un fantastico e perfetto mese e mezzo passato tra Inghilterra e Scozia, mentre andavo in treno a Manchester ho perso (o mi è stato rubato, non l’ho mai capito!) il portafoglio. Lo ammetto, non ho mai seguito minimamente la regola che “mai avere tutto nello stesso posto” perchè mi sono sempre detta che, facendo molta attenzione, non ce n’e bisogno. Mi sono ricreduta eccome! In quel maledetto portafoglio io avevo tutto: contanti (per fortuna pochi), carta d’identità, carta di credito, bancomat e tessera sanitaria. Mi sono trovata a Manchester, a due giorni dal volo di rientro, a non saper davvero come fare. Senza soldi e senza un documento. Non nego di essermi sentita disperata e persa e non mi vergogno ad ammettere di essermi messa a piangere in svariate occasioni!

Spero che voi siate più accorti di me e non vi troviate mai in questa situazione, ma nel remoto e sfortunato caso vi succedesse voglio condividere con voi come ne sono venuta fuori. Forse prima o poi a qualcuno questi consigli torneranno utili. Ecco come muoversi nel caso di smarrimento o furto di soldi e documenti all’estero.

1 BLOCCATE IMMEDIATAMENTE TUTTE LE VOSTRE CARTE

La primissima e più importante cosa da fare è bloccare immediatamente il bancomat e la carta di credito. Ci sono appositi numeri verdi per farlo che io per sicurezza mi annoto sempre sul programma di viaggio prima di partire.

2. DENUNCIATE IL FURTO/LO SMARRIMENTO

Dopo aver bloccato le vostre carte denunciatene lo smarrimento/il furto presso la Polizia Locale. Nel mio caso, avendo perso il portafoglio sul treno, sono anche tornata in stazione a compilare l’apposito modulo all’ufficio Lost and Found e la stessa cosa ho fatto telefonicamente con la compagnia con la quale ho effettuato il viaggio. Difficilmente i vostri effetti verranno ritrovati o restituiti, ma non si smette mai di sperare nella bontà del prossimo!

3. CONTATTATE L’AMBASCIATA ITALIANA NEL PAESE IN CUI VI TROVATE

Trovate il numero in internet. Chiedete come comportarvi, dove dovete recarvi per fare il documento d’espatrio provvisorio e gli orari d’ufficio. Si, perchè per esempio l’Ambasciata Italiana a Londra lavora dal lunedì al sabato solo al mattino quindi sappiate che se vi trovate in questa situazione il sabato pomeriggio e avete il volo domenica o lunedì siete fregati. (E qui, riguardo all’ambasciata, apro una mega parentesi che rimando alla fine del post.). All’ambasciata vi forniranno un documento provvisorio per potervi imbarcare sul vostro volo e ritornare sani e salvi nel vostro Stato di residenza. Tenete comunque presente che non è detto che l’Ambasciata Italiana si trovi in tutte le più grandi città dello Stato in cui vi trovate, o  se c’è, che non tutti gli uffici siano abilitati a rilasciare questo tipo di documento. Mettete in preventivo di dovervi spostare in treno/autobus per raggiungere l’Ufficio più vicino a voi, che così vicino potrebbe non essere.

4. FATEVI INVIARE DEL DENARO TRAMITE WESTERN UNION

E questo è un punto dolente, anzi dolentissimo. Western Union è una società che effettua trasferimento di denaro a livello internazionale. Se vi trovate senza soldi potete dunque farvi trasferire del denaro istantaneamente da un vostro amico/parente/familiare che abita altrove. Nelle grandi città ci sono moltissimi sportelli Western Union e li potete trovare anche all’interno di banche o agenzie turistiche. Chi spedisce il denaro lo può fare comodamente su internet e chi lo riceve lo ritira presso uno degli sportelli convenzionati. Nel mio caso, io che mi trovavo nel Regno Unito avevo bisogno di un trasferimento di denaro da parte di mio fratello, che vive in Italia. Il problema è che chi riceve il denaro deve esibire un documento d’identità che ovviamente io non avevo. La fotocopia della carta d’identità, che casualmente avevo salvata sul computer, non era valida. Per sapere come è andata a finire, continuate a leggere!

5. UNA VOLTA RIENTRATI IN ITALIA RICORDATEVI DI DENUNCIARE ULTERIORMENTE LO SMARRIMENTO/IL FURTO DI TUTTI I DOCUMENTI

Ricordatevi poi che i documenti vanno denunciati anche in Italia all’arma dei Carabinieri. Una cosa simpatica, in tutta questa trafila è che sul verbale di denuncia mi sono trovata scritto che “mi trovavo in InChilterra e sono stata vittima di smarrimento“. Olè!

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Il documento che mi ha salvato la vita!

Volete sapere come è andata a finire con me?

Dopo aver provveduto a sistemare i punti 1 e 2 ho pagato in qualche modo l’ostello (uno strano giro di cifre e codici per poter usare la carta di credito di mio fratello dall’Italia) ed ho chiamato il numero di emergenza dell’Ambasciata Italiana (vi risparmio tutti i giri di telefonate inutili che ho dovuto fare e tutte le parolacce che ho detto prima di trovare un numero giusto e funzionante!!). La signora che mi ha risposto, molto scocciata ed acida, mi ha detto che sarei dovuta andare all’ambasciata italiana a Londra poichè a quella di Manchester, dove mi trovavo, non facevano questo tipo di documenti. Mi ha informata che l’ufficio è aperto dalle 9 alle 13 dal lunedì al venerdì e che per le carte d’espatrio provvisorie è aperto anche il sabato mattina. Disperata, le ho fatto notare che 1) era giovedì sera e il mio volo di rientro era fissato per sabato pomeriggio 2) mi trovavo a 340km/due ore di treno da Londra 3) ero senza un soldo e per poter comprare il biglietto del treno avrei dovuto prima andare a farmi trasferire del denaro 5)l’ufficio western union apriva alle 10 il giorno dopo e non sarei riuscita a prendere in tempo il treno per Londra. Speranzosa, ho chiesto se ci fosse la possibilità, in caso di emergenza, di poter effettuare tutte le pratiche il venerdì pomeriggio. Del resto, di un’emergenza si trattava. A questo punto mi ha aggredita alzando la voce e davvero scazzata (passatemelo) dicendomi (giuro, lo ricorderò per sempre) “Non so cosa dirle. Cosa vorrebbe, che le prestassimo dei soldi?? Cos’è, ci mettiamo a dare soldi a chiunque? Gli orari sono quelli d’ufficio. 9-13”. Ecco, vorrei davvero ringraziare l’Ambasciata Italiana per questa solidarietà nei confronti dei propri connazionali in difficoltà! L’unica mia chance era quella di andare a Londra il sabato mattina, sperando di tornare in tempo per il volo a Manchester (no, non potevo comprare un volo da Londra perchè ero senza carta di credito e senza documento di identità). Il venerdì mattina sono andata alla Western Union per farmi trasferire del denaro. Al primo ufficio mi hanno chiesto la carta d’identità che io non avevo e mi hanno detto che sono dispiaciuti, ma non possono effettuarlo. Ho provato in un altro ufficio e mi hanno detto la stessa cosa, nemmeno con la fotocopia del documento. Bene amici, è a questo punto che sono scoppiata a piangere come una fontana e mi sono immaginata a chiedere l’elemosina sul bordo della strada. L’impiegata dell’ufficio mi ha detto di provare a chiamare il Call Center della Western Union per chiedere se fosse possibile avere il denaro con la sola fotocopia della carta d’identità. Bè, quando dall’altra parte del telefono si sono messi a spiegarmi, in inglese of course, roba tecnica finanziaria e bancaria non ci ho più capito nulla e, tra le lacrime, ho passato la cornetta all’impiegata chiedendo di parlare lei, che almeno capisce. La scena era da film: io piangevo, una signora di un ufficio accanto si è messa a chiedermi se “Oh my dear, do you want a cup of tea? A glass of water?”, l’impiegato mi ha regalato una penna (lo giuro!) e le persone che aspettavano in fila mi guardavano con compassione. E mio fratello, in linea sul telefonino, bestemmiava in turco dicendo che non serve la carta d’identità, ma basta il codice segreto della transizione che lui visualizza nel momento dell’invio. Dopo essersi consultati tra di loro, aver consultato mio fratello al telefono, avermi squadrata da capo a piedi e aver parlato con l’ufficio centrale (bisbigliando delle cose del tipo “yes, she’s ok, she seems ok. She’s here, waiting) si sono finalmente decisi e con immensa gioia e dopo aver usato un pacchetto di fazzoletti ho potuto avere i miei soldi! Dopo aver abbracciato e ringraziato allo sfinimento tutti gli impiegati mi sono sentita davvero meglio e sono andata in stazione ad acquistare i biglietti per il treno del giorno seguente. Poi, per un paio d’ore, mi sono goduta (si fa per dire!) la città. La sera ho portato i miei bagagli alla stazione dei treni pagando il deposito notturno e giornaliero del giorno seguente in modo da essere più veloce a raggiungere la stazione e non dover tornare in ostello prima di andare verso l’aeroporto. La paura di non riuscire a raggiungere Londra, sbrigare le pratiche, tornare a Manchester ed andare all’aeroporto tuttavia ce l’avevo ancora. Sfigata com’ero in quel momento, vuoi che non si rompe il treno? che c’è sciopero? che la metro è chiusa? Il mattino di buon’ora mi sono alzata e ho preso il treno delle 5 per Londra. Alle 8 ero davanti alla porta dell’ambasciata, in modo da essere la prima e fare veloce per arrivare a prendere il volo in serata. Alle 9, orario di apertura, ho suonato il campanello e mi è stato detto di attendere, che nonappena arriva il “capo” aprono. Come se avessi tanto tempo da perdere. Alle 9.15 mi hanno aperto, sono passata sotto il metal detector, ho spiegato la situazione e ho atteso per tutti i miei documenti. Alle 9.40 i documenti erano pronti. Mezz’ora. Mezz’ora di tempo per stamparli. E non potevano farlo ieri pomeriggio? Bene, ho ripreso il treno, ho ritirato i bagagli a Manchester e sono arrivata in aeroporto con largo anticipo. Tutto è bene quel che finisce bene! Certo è che mi sono sentita trattata di me**a dall’Ambasciata Italiana a Londra e che non auguro davvero a nessuno di trovarsi in questa situazione!!

Per finire, ecco un paio di foto di Manchester, che purtroppo non mi sono goduta per niente e che ho avuto tempo di visitare solo per un paio d’ore.

Treshnish Isles tour parte 2: Isola di Staffa

Vi avevo già parlato in questo post dell’emozionante incontro con i Puffin sull’isola di Lunga, durante un tour delle Treshnis Isles lo scorso maggio in Scozia. Felice come una bambina salgo a bordo della nostra piccola barca aiutata galantemente dai Aj e Paul di StaffaTours, che ci riaccolgono a bordo con un sorriso. La nostra prossima meta è l’isola di Staffa, che ci appare dopo una decina di minuti di piacevolissima navigazione. A prima vista, mi ricorda una torta!

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L’isola di Staffa dalla nostra barca

Staffa è un’isola unica nel suo genere ed è una meta ambita da tutti i geologi del mondo. Disabitata ma popolata da molte specie di uccelli quest’isola è celebre per le sue incredibili colonne di basalto, una roccia vulcanica che nel corso dei millenni e delle eruzioni avvenute ben 60 milioni di anni fa, per via del clima freddo e del contatto con l’acqua, si è solidificata in fretta dando vita a questo spettacolo della natura. Qualcuno noterà la somiglianza con il Giant’s Causeway Irlandese: anche in questo caso, il basalto sembra scolpito da abili mani umane, colonne scure che svettano per altezze considerevoli, che formano delle immense gradinate che a me ricordano sempre le canne di un organo.

 

Lungo il perimetro dell’Isola ci sono svariate grotte, la maggior parte delle quali formatesi dal continuo sciabordare delle onde in un punto in cui la roccia vulcanica era debole e sottile. La più famosa e la più grande tra le grotte di Staffa è la Fingal’s Cave, una spettacolare caverna basaltica che si è formata per i movimenti tettonici e che è chiamata anche An Uamh Binn, la Grotta Musicale. Secondo la leggenda Fingal era un gigante di origine Gaelica che un giorno si trovò a combattere contro un gigante irlandese. Quest’ultimo, per raggiungere la Scozia, costruì un’enorme strada sul mare ma quando venne distrutta ne rimasero solo le sue estremità: una sull’isola di Staffa e una proprio al Giant’s Causeway in Irlanda. La grotta è assolutamente perfetta con le sue colonne di basalto allineate e l’incredibile acqua azzurra.

 

In netto contrasto con questa roccia così scura, la parte superiore dell’Isola è un tappeto verde. Ci sono alcuni resti di vecchie abitazioni ma non è chiaro chi e quando abbia abitato a Staffa. Delle ripide scalette risalgono dal punto di approdo delle barche e portano lassù, sulla sommità delle colonne, da dove parte una serie di sentieri appena visibili nell’erba alta e che si diramano nelle varie direzioni dell’isola. Anche qui, come nella vicina Lunga, è possibile vedere i puffin seppur in numero minore, così come altre specie di uccelli ed anche, più in basso nel mare, mammiferi marini quali delfini, balenottere e squali elefante.

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Il tempo da trascorrere sull’isola vola via in un battibaleno ed è già ora di rientrare a Tobermory, sulla vicina Mull. Con un ultima occhiata all’incredibile Isola di Staffa, mentre il sole cala piano piano all’orizzonte, risaliamo a bordo della nostra barchetta, ammutoliti da questo spettacolo della natura. Con della musica scozzese nelle orecchie e la brezza marina a rinfrescarmi il viso, non posso che essere immensamente felice e grata per questa magnifica giornata durante la quale ho potuto ammirare luoghi indimenticabili e realizzare sogni a lungo desiderati!

Isola di Staffa

 


 

West Coast Tours, in collaborazione con Staffa Tours, propone vari tipi di escursioni sull’Isola di Mull, Iona, Staffa e sulle Treshnish Isles. Il tour al quale ho partecipato è il Tobermory, Treshnish & Staffa Tour e costa (nel 2016) 65£, comprensivo di traghetto Oban-Craignure, autobus Craignure-Tobermory ed uscita in barca su Lunga e Staffa con ritorno.

Non solo Scozia// Cambridge e dintorni

Se dovessi trovare una frase per descrivere perfettamente il mio viaggio a Cambridge sarebbe “un tè all’inglese al giorno toglie il medico di torno”. Se poi assieme al tè c’è uno scone o qualche altro dolcetto da leccarsi i baffi, allora il medico non lo vedi proprio mai🙂 Eh si, a Cambridge non ho minimamente cercato di resistere alle tentazioni  e mi sono concessa questo piccolo sfizio spesso e volentieri! Ma andiamo con ordine.. Sono stata a Cambridge per poco meno di una settimana lo scorso aprile, quando ho passato un mese e mezzo a zonzo per il Regno Unito facendo un pò la turista e un pò la workawayer (in Scozia). Ho iniziato il mio viaggio qui perchè era una cittadina che non avevo mai visitato prima e perchè ci vive la mia amica Eleanor, originaria del Galles ma studentessa presso la prestigiosa Cambridge University.  E da Eleanor sono stata ospitata all’interno del suo college, sentendomi catapultata in un film di Harry Potter: struttura magnifica simile ad un castello, giardino curato attorno e sala comune con le tavolate lunghissime dove consumare i pasti! Magico!

Cambridge è una città dell’East Anglia esi trova a poco più di un’ora e mezza d’auto la Londra, un’ottima destinazione per uscire dal caos della capitale o per assaporare un angolo di Inghilterra più tranquillo e autentico. L’università, che ha reso famosa la cittadina e ne è divenuta il simbolo,  è una tra le più antiche al mondo: le sue origini risalgono al 1209, quando un gruppo di studenti in fuga da Oxford per un’accusa di omicidio si rifugiarono a Cambridge e vi fondarono alcuni anni più taqrdi  il primo ateneo, Peterhouse. Nel corso degli anni i college si sono moltiplicati, con la costruzione di edifici imponenti, eleganti, elaborati, che sembrano delle vere e proprie regge. Oggi a Cambridge se ne contano ben 31 con circa 19.000 studenti, che corrispondono ad 1 abitante su 4! Li vedrete ovunque, sfrecciare per le strade con le loro biciclette, rilassarsi nei parchi pubblici, leggere o sutdiare davanti ad una tazza di tè. Gli studenti famosi ovviamente non mancano e tra monarchi, duchi e contesse si annoverano anche studiosi quali Isaac Newton e Charles Darwin.

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Veduta dalla torre della Great Saint Mary’s Church

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Il St.John’s College visto dal fiume Cam

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King’s College con l’omonima cappella

La cittadina non è molto grande ed un paio di giorni sono abbastanza per visitarla. Io ne avevo a disposizione molti di più e mi sono spinta a visitare anche i dintorni, la vicina Ely con la magnifica cattedrale e Grantchester, raggiungibile con una piacevole passeggiata lungo il fiume. Il tempo non è stato dalla mia parte, decisamente no. Era fine aprile ma faceva ancora freddo ed il cielo è stato perennemente grigio e cupo, con acquazzoni e perfino grandinate. L’ho trovata comunque una città piacevole, con tanto verde e con un’atmosfera magica, molto da classico film all’inglese. Ecco le cose da non perdere se vi trovate in vacanza a Cambridge!

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La bicicletta è il mezzo di trasporto preferito dagli studenti di Cambridge. Ne troverete parcheggiate ovunque!

VISITARE UN COLLEGE

Corpus Christi College, Peterhouse, Queen’s college, Trinity College…. i College a Cambridge sono moltissimi e hanno nomi evocativi ed antichi. Molti edifici si trovano lungo la celebre King’s Parade che poi prosegue come Trinity Street e St.John’s Street. Li troverete tutti in fila, uno dopo l’altro, come per sfidarsi a vicenda su quale sia il più affascinante con le loro facciate elaborate e solenni. E’ possibile – ovviamente a pagamento – visitarne anche parte degli interni e avrete davvero l’imbarazzo della scelta nel decidere il vostro college preferito! Io non ho avuto questo problema dato che l’unico aperto era il St.John’s College: era periodo d’esami e nel rispetto degli studenti gli altri erano tutti chiusi!

FARE UN PUNTING TOUR E SCOPRIRE I BACKS

Non potete lasciare Cambridge prima di aver provato il Punting! E’ l’attività tipica della città e prende il nome dal tipo di imbarcazioni usate per navigare sul fiume Cam, i punt, che sembrano delle larghe e piatte gondole di legno manovrate con una lunga asta che poggia sul fondo. Potrete starvene seduti comodi a godervi il paesaggio mentre il punter, chi guida la barca, vi racconterà storie e vi darà informazioni su Cambridge e sul paesaggio che scorre davanti a voi. Il punto di vista sulla cittadina qui sulle tranquille acque del Cam è completamente differente: siete nella zona dei Backs ossia il “retro” dei college, la parte che dà verso il fiume con giardini e prati verdi e curatissimi non sempre accessibili al pubblico. Il punting tour vi darà inoltre la possibilità di passare sotto due dei ponti più celebri di Cambridge: il Bridge of Sighs, che vi ricorderà il ponte dei sospiri di Venezia, e il Mathematical Bridge, ideato nel 1749 e poi ricostruito nel corso dei secoli.

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Il famoso Bridge of Sighs, il ponte dei sospiri di Cambridge

 

PARTECIPARE AD UN CONCERTO CANORO IN UNO DEI COLLEGE

Ogni giorno i College aprono le porte delle loro chiese ai visitatori in occasione della Evensong, la Messa serale, che viene solitamente cantata dal Coro Ufficiale del College. Tra tutte io vi suggerisco di scegliere quella alla King’s Chapel, all’interno del King’s College, sicuramente la Cappella più bella e suggestiva. La potete visitare anche durante il giorno, ma a pagamento (ed il ticket è davvero caro!) mentre durante la celebrazione l’entrata è gratuita. Mettetevi in fila con largo anticipo e molta calma e, una volta preso posto all’interno, godetevi la magia delle voci e del suono dell’organo che si perdono nell’enorme navata con i soffitti minuziosamente decorati e le altissime vetrate colorate. Un’esperienza davvero emozionante! Le foto purtroppo all’interno della chapel sono vietate.

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L’esterno della King’s Chapel vista dai Backs, uno degli scorci più famosi di Cambridge

 GODERSI IL MERCATO E GLI ANGOLI MENO BATTUTI

I mercati sono una di quelle cose che adoro visitare quando viaggio, e non mi sono tirata indietro nemmeno a Cambridge! Pensate che in Market Square il mercato si tiene fin dal Medioevo, è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 16 ed offre merce di tutti i generi: cibo, abbigliamento, souvenir, libri, oggetti decorativi e troverete persino un riparatore di biciclette! Di fronte al Trinity College invece il sabato (in estate anche venerdì) si tiene l’All Saints Craft Fair, dove la parola d’ordine è handmade: gioielli, vasellame, sculture, fotografia, abbigliamento.
E se poi volete uscire dalle strade più battute, buttatevi nell’esplorazione della Cambridge meno turistica, per esempio andando a dare un’occhiata alla deliziosa St. Peter’s Church!

 

RILASSARSI AL GIARDINO BOTANICO

Non c’è modo migliore per rilassarsi che con una bella passeggiata nel Giardino Botanico, immersi nella natura. Fondato nel 1846, raccoglie più di 8000 specie di piante divise in zone e provenienti da tutto il mondo. Il giardino autunnale, quello invernale, quello roccioso, quello all’inglese, lo stagno, il laghetto con le skipping stones, le fontane, la serra…ogni angolo è una scoperta!

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La fontana e la serra del Botanical Garden

 PASSEGGIARE LUNGO IL FIUME FINO A GRANTCHESTER

Lungo il fiume Cam si snoda un delizioso sentiero dove passeggiare, accompagnati dal rumore dell’acqua e dal verso delle anatre, è davvero un piacere! Potete partire a piedi dal centro di Cambridge e passando per i Backs vi lascerete alle spalle il viaviai cittadino per piombare in un ambiente tranquillo, dove riposare la mente e lo sguardo. Il sentiero conduce a Grantchester, piccolo villaggio da cartolina poco distante dalla città che raggiungerete in circa 1 ora di cammino pianeggiante. Non perdetevevi per nessun motivo al mondo un classico afternoon tea al The Orchard Tea Garden: vi immaginate il piacere di gustare tè e scones seduti all’ombra di un meleto?

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Il “The Orchard Tea Garden”

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La passeggiata lungo il fiume Cam per raggiunere Grantchester

 

VISITARE LA VICINA ELY

Se avete un pò più di tempo, perchè non fare un gita fuori porta nella vicina Ely, che potete raggiungere comodamente in treno?  Ely è una graziosa cittadina tipicamente britannica famosa per la sua imponente cattedrale, fondata come monastero nle 673 da una principessa Sassone, Eteldreda, per diventare poi una delle più grandi chiese dell’Inghilterra nel 1109. Visitandola vi sentirete catapultati nella serie tv “I pilastri della Terra” e, scorgendola in lontananza dai Dean Meadow (uno dei parchi pubblici) immersa nel verde e nei prati, vi sembrerà di trovarvi in qualche novella medievale. Potete salire su una delle torri della cattedrale per una bella vista sulla regione. Ely è famosa anche perchè ospita la casa che fu di Oliver Cromwell, che visse nel 1600 e che guidò la rivolta che portò alla caduta della monarchia inglese e all’instaurarsi della Repubblica (Commonwealth).

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La cattedrale vista dai Dean Meadows

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Vista ravvicinata sulla cattedrale di Ely

UNA GITA ALL’ANGLESEY ABBEY

Con una breve corsa in autobus si raggiunge da Cambridge la vicina Anglesey Abbey, una bella casa immersa in un grande giardino ideata e costruita nel 1930 da Lord Fairhaven. La tenuta è un enorme parco con aiuole fiorite, sentieri e larghi viali alberati tutti da scoprire!

Anglesey Abbey

 

 

 

 

 

 

Treshnish Isles Tour parte 1: A spasso con i puffin!

Facciamo una piccola premessa prima di iniziare questo post: io soffro terribilmente il mal di mare e odio ogni genere di imbarcazione. Ma mentre mi trovavo in Scozia, lo scorso maggio, mi è capitato tra le mani un opuscolo pubblicitario che proponeva gite in barca per ammirare i simpaticissimi Puffin, relativamente vicino al posto dove alloggiavo. Mi sono subito dimenticata del mio mal di mare e non ho esitato un secondo a prenotare il mio tour. Bene, ora come ora sono felicissima di averlo fatto perchè non solo ho realizzato un sogno, ma ho anche capito che nella vita non voglio riununciare a nulla solo per il fatto di aver paura di stare male!

Ma prima di racconatrvi la mia avventura, apro una parentesi: i Puffin. Chi saranno poi, questi Puffin? Bè, i Puffin sono gli uccelli più simpatici, carini e coccolosi che io abbia mai visto! In italiano li chiamiamo “Pulcinella di mare” e la loro caratteristica principale è il grosso becco grigio, giallo ed arancione e la macchia colorata che hano attorno agli occhi, che li fa assomigliare a tanti piccoli pagliaccetti. Il Puffin vive nei Paesi dell’Oceano Atlantico settentrionale, soprattutto in Islanda e nelle Isole Faroer ma si può trovare anche sulle coste scozzesi, norvegesi, bretoni, inglesi ed irlandesi. Pensate che questo piccolo volatile che sembra goffo ed impacciato, passa sulla terraferma solo il tempo necessario per nidificare (solitamente all’interno delle tane dei conigli) e poi se ne va a svernare in pieno oceano!  Vedere da vicino i Puffin è sempre stato un mio sogno, guardate voi stessi per capire il perchè!

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Così eccomi, una mattina, attraversare a bordo della Caledonian MacBrayne il Sound of Mull, lo stretto di mare che separa Oban dall’Isola di Mull, munita di braccialetti anti nausea (due paia) e pillole varie. La compagnia alla quale ho scelto di affidarmi è West Coast Tours, leader locale in questo genere di escursioni e che si occupa anche del trasporto pubblico della zona. Dopo aver attraversato l’isola di Mull a bordo di un pullman rosso fiammante siamo giunti al pittoresco villaggio di Tobermory, affacciato sul mare e caratterizzato da una serie di casette colorate che ornano il piccolo porticciolo.

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Dopo aver raggiunto il molo da dove parte l’escursione, inizia a salirmi un’ansia pazzesca. Ecco Staffa Tours, la compagnia che ci porterà a zonzo oggi. La barca è piccola, non come il traghetto gigante di poco prima, e sono ormai sicura di aver fatto una grandissima cavolata a partecipare al tour. Uno dei ragazzi dell’equipaggio deve aver notato subito la mia faccia preoccupata e mi si avvicina, mi spiega un pò il programma della giornata (tre ore di navigazione totali, aiuto!!) e mi suggerisce il posto meno traballante della nave, tranquillizzandomi e dicendomi che meglio di così non mi poteva andare perchè il mare è una tavola. Partiamo uscendo lentamente dal porto e con mia grandissima gioia (e incredulità) sto da dio, non un filo di nausea, non un filo di malessere. Fortunatamente per me sarà così per tutta la durata del viaggio! Sono eccitatissima all’idea di vedere i Puffin e mi sento una piccola marinaretta, con il vento tra i capelli e un assurdo sorriso sulla faccia!

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Aj e Paul, i simpaticissimi membri della Crew che si sono presi di cura di noi per tutto il giorno

Staffa Tours

La nostre destinazioni sono due: per prima visiteremo l’Isola di Lunga e successivamente quella di Staffa, della quale vi parlerò in un altro post. L’isola di Lunga è la più grande dell’arcipelago delle Treshnish Isles che si trovaa nord ovest dell’Isola di Mull. Nonostante la sua origine vulcanica è molto verde e ricca di fiori ed è stata abitata fino al XIX secolo, con alcuni resti di tipiche case dell’epoca ancora visibili nella parte pianeggiante dell’isola. Lunga è un sito di interesse scentifico speciale perchè presenta un incredibile abbondanza di piante, alcune anche rare, ma offre anche una casa a una moltitudine di uccelli di specie diverse e di foche. Ma soprattutto su Lunga vivono più di 2000 Puffin! Dopo un’ora e mezza di navigazione approdiamo sul molo provvisorio dell’isola, veniamo gentilmente aiutati a scendere (che gentlemen, questi ragazzi!) e ci vengono concesse due ore per esplorare il luogo.

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Non serve camminare più di 20 metri per incontrare il primo puffin! Fa capolino all’improvviso, da un buco per terra, e ci osserva piegando la testa di lato. Siamo tutti emozionati, ci muoviamo lentamente, come degli astronauti, facendo silenzio e sorridendoci l’un l’altro. Sembriamo degli ebeti, degli ebeti felici! E’ possibile percorrere gran parte del perimetro dell’isola con un sentiero che si arrampica su e giù per le scogliere, ma non farete molta strada. I puffin sono ovunque e vi sentirete in dovere di fermarvi a fotografare ogni singolo puffin dell’isola! Se ne stanno tutti sul bordo della scogliera, appollaiati, ogni tanto qualcuno spicca il volo sbattendo freneticamente le corte ali, qualcun’altro si nasconde nella propria tana.

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Questi uccelli sono curiosissimi e per nulla spaventati dalla vicinanza degli esseri umani, tant’è che vi ritroverete tranquillamente a poche decine di centimetri di distanza. Da queste parti è conosciuta come “puffin therapy”, e vi assicuro che stare così vicini a questi simpaticissimi uccellini non può che mettere di buon umore! Passo una delle pause pranzo migliori della mia vita seduta nell’erba accerchiata dai Puffin (che sembrano non apprezzare i pezzettini del mio sandwich!), in totale contemplazione. Sono felice come una bambina!

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Ci sono tante altre specie che popolano l’isola. Tra tutte i razorbill (che sceglie un solo partner per tutta la vita), i cormorani  (dai bellissimi colori) e le urie (che sembrano dei piccoli pinguini e che, su Lunga, hanno letteralmente colonizzato un enorme scoglio e che fanno un chiasso tremendo! Avvisto anche dei conigli marroni e neri.

E’ stata l’esperienza migliore della mia vita e sono felice di non aver rinunciato per la paura di stare male…mi sarei persa questo spettacolo indescrivibile! Ripartiamo a bordo della nostra barchetta diretti verso la seconda meta della giornata, l’Isola di Staffa…ma questa è un’altrta storia!

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INFORMAZIONI PRATICHE

Il periodo in cui avvistare i puffin va da maggio a metà agosto circa, quindi durante l’estate.

West Coast Tours, in collaborazione con Staffa Tours, propone vari tipi di escursioni sull’Isola di Mull, Iona, Staffa e sulle Treshnish Isles. Il tour al quale ho partecipato è il Tobermory, Treshnish & Staffa Tour e costa (nel 2016) 65£, comprensivo di traghetto Oban-Craignure, autobus Craignure-Tobermory ed uscita in barca su Lunga e Staffa con ritorno.

Iona, perla scozzese tutta da scoprire

Ci sono luoghi che visiti una volta e ti rimangono nel cuore. Luoghi dove credi di trovarti in paradiso, o in una specie di sogno. Per me l’Isola di Iona è stato questo, un sogno ad occhi aperti. Talmente bella da togliere il fiato, con paesaggi da cartolina che difficilmente si immagina possano essere in Scozia, così a Nord. Si, perchè Iona per il colore del mare sembra la Sardegna e per quello della sabbia i Caraibi! Eppure siamo in Scozia, che ancora una volta riesce a stupirmi e adimostare che non è solo tutta brughiera e castelli, ma c’è sempre qualche nuova meraviglia da scoprire. A questo punto, giudicate voi stessi!

Iona

Il paradisiaco paesaggio dell’Isola di Iona

Iona (che si pronuncia aiona) è una piccola isoletta che si trova a ovest di Mull, a brevissima distanza dall’Isola che fa parte delle Ebridi Interne. Si raggiunge imbarcandosi sui traghetti Caledonian MacBrayne che da Oban arrivano a Craignure, spostandosi poi a Fionnphort e passando infine attraverso il Sound of Iona, poco meno di cinque minuti di ferry che portano al “gruppo di case” più numeroso dell’isola, perchè non si può proprio definire centro abitato. Del resto, su Iona vivono solo 175 persone! Durante il mese trascorso in Scozia ho avuto la fortuna di passare un pò di tempo su Iona accompagnata dalla famiglia che mi ha ospitata e abbiamo avuto una giornata di sole splendente che ne ha esaltato la bellezza. Una votla giunti sull’isola di Mull abbiamo raggiunto Fionnphort in auto e mi ha stupita davvero moltissimo il cambiamento nel paesaggio che si scorge lungo la strada. Da una folta vegetazione si passa a colline brulle e ancora un pò secche, poi un paesaggio costiero roccioso, con piccoli centri abitati che spuntano dal nulla e pecore dappertutto ed infine, da dietro una curva, ecco apparire questo mare azzurrissimo, una botta di colore inaspettata che m ha lasciato la sensazione di trovarmi in un altro posto.

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Fionnphort, sull’Isola di Mull, da dove si prende il ferry per Iona

A Fionnphort si lascia l’auto, perchè ad Iona si arriva rigorosamene a piedi. Una piccola isoletta da esplorare camminando, per rendere ancora più piacevole la visita. Che sia un luogo speciale lo si capisce già dal ferry, da dove si scorgono spiagge bianche e distese d’erba verdissima e, a risaltare tra gli altri edifici, la Iona Abbey, un importante ed antico centro di culto. Avvicinarsi con il piccolo traghetto è davvero emozionante e non riesco a smettere di scattare fotografie!

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Si trovano molte spiagge lungo tutta la costa dell’Isola, più sassose e selvagge a sud e prevalentemente sabbiose al nord. Iona è piccola si, ma il tempo che ho da trascorrerci putroppo non è moltissimo. Decido di concentrarmi sulla parte Nord, più vicina e veloce da raggiungere e che mi attira di più. Non rimango delusa: mi avvicino piano piano alla costa, emozionata per quello che troverò, guardando quella lingua di sabbia che si avvicina sempre di più. La stretta stradina asfaltata termina davanti ad uno sgangherato cancello di legno e prosegue attraverso il machair, il prato pianeggiante che si trova vicino alla costa e che l’estate si riempie di fiorellini. A farmi compagnia le immancabili pecore, in questo caso…molto variopinte ed ordinate!

La prima spiaggia che incontro è proprio il mio genere di spiaggia preferito, quelle con le dune di sabbia ricoperte d’erba. Uno spettacolo incredibile, con la sabbia bianchissima e fine che crea un contrasto magnifico con gli intensi colori del mare. Stento davvero a credere di essere in Scozia e di trovare un mare di questo colore, che mi ricorda un sacco Stintino, in Sardegna. Più vicino al mare la spiaggia è formata da sassi, ciottoli e scogli rossicci. Posto perfetto per una buona pausa pranzo!

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La seconda spaggia che incontro è, se possibile, ancora più bella. Soprattutto è ancora più bianca, niente ciottoli qui, solo sabbia, sabbia e ancora sabbia. Sabbia bianchissima che col riverbero del sole fa quasi male agli occhi! Questa spiaggia si chiama Traigh Ban Nam Monach, ovvero “la lingua di terra bianca dei monaci” ed è – guarda caso – una delle più belle dell’isola.

Ma il pezzo forte dell’isola, quello più visitato ed antico è senza ombra di dubbio l’abbazia. La Iona Abbey fu fondata nel 563 ed è uno dei più antichi ed importanti centri religiosi nell’Europa occidentale. Da qui St.Columba, monaco e re irlandese, iniziò a diffondere il Cristianesimo in tutta la Scozia e oltre, rendendo Iona luogo di pellegrinaggio e preghiera. Nel corso dei secoli l’abbazia venne distrutta e ricostruita varie volte a seguito dei raid vichinghi. Oggi, a distanza di moltissimi anni, rimane un luogo mistico e un pò magico, ricco di storia, di monumenti e di tombe di personaggi importanti, come gli antichissimi re di Scozia.

Iona

Accanto all’abbazia si trovano altri due edifici importanti: la Sant Oran’s Chapel è una piccola e suggestiva chiesetta, l’edificio più antico dell’isola risalente probabilmente all’XI secolo. La leggenda narra che St.Columba avrebbe potuto terminare di costruire la cappella solo se una persona viva fosse stata sepolta nelle sue fondamenta. Il suo discepolo Oran si offrì volontario e così la chiesetta venne portata a termine, prendendo il nome dell’uomo. Poco lontano sorge invece la Iona Nunnery, costruita nel 1203 per i monaci Agostiniani scozzesi e che è per molti aspetti una copia in miniatura dell’abbazia. Veniva definita An Eaglais Dhubh, ossia la chiesa nera, per via del colore delle vesti dei monaci.

 

La giornata non poteva davvero essere migliore, con questo tiepido sole primaverile che fa risaltare i magnifici colori di Iona. Mentre aspettiamo il ferry per il ritorno ho giusto il tempo di fare una passeggiata sulla spiaggia accanto al piccolo molo, tra gli scogli con la bassa marea, osservando i coloratissimi e super curati giardini scozzesi. Poi, non mi resta che guardare Iona allontanarsi all’orizzonte, le case farsi sempre più piccole ma…il cuore sempre più grande, con la consapevolezza che questa meravigliosa isola rimarrà per sempre nei miei migliori ricordi scozzesi!

Iona

 

 

 

Glasgow, la città della cultura

Sarò molto sincera con voi, amici. Glasgow non mi è piaciuta, ma ho adorato i suoi musei. Durante il mio mese e mezzo nel Regno Unito ho trascorso alcuni giorni in quella che è la città più popolata della Scozia: ci sono arrivata dopo quattro ore e mezza di treno da Cambridge ed ho deciso di fermarmici prima di salire a Nord Ovest, in direzione Oban. Non mi ero fatta troppe aspettative rispetto a questa città che in tanti mi avevano già detto non essere un granchè ma non ho voluto perdere l’opportunità di visitarla con la speranza, forse, di dovermi ricredere. Tre giorni mi sembravano in ogni caso troppi ed ho deciso di dedicarne uno alla scoperta di una zona dei Borders Scozzesi che ancora non avevo visitato, l’Ayrshire, partecipando ad un interessantissimo tour con Rabbie’s del quale vi ho parlato in altri post (Dunure Castle, Culzean Castle, Robert Burns Museum).Il tempo restante l’ho trascorso ad esplorare la città.

Glasgow

Lo Skyline di Glasgow

Glasgow

The Clyde Arch, ponte simbolo di Glasgow

Purtroppo non posso dire di essermi ricreduta: Glasgow mi è sembrata una città grigia, cupa, fin troppo lineare nella struttura urbanistica da risultare monotona e un pò tutta uguale. Una città enorme, fortemente industrializzata, dove edifici storici si mescolano ad opere moderne creando un connubio a volte interessante ma che non rientra per nulla nel mio stile. Ammetto, a malincuore – e non vogliatemene male voi che state leggendo – che non esiste davvero paragone tra Glasgow e la “sorella” Edimburgo (in effetti, una certa aria di sfida tra le due città si percepisce camminando per Glasgow e parlando con i suoi abitanti). A Glasgow poi si parla una lingua incomprensibile: un dialetto stretto e pesante detto Glaswegian derivato dall’inglese scozzese, che già di per sè è molto diverso dall’inglese parlato in Inghilterra. In molte situzioni ho fatto fatica a capire cosa mi stessero dicendo, limitandomi ad annuire e a sorridere come un ebete!

Glasgow

L’entrata di una stazione della piccola metroplitana di Glasgow

Glasgow

Classico incontro tra antico e moderno

Ma una cosa di Glasgow mi è piaciuta (e per fortuna, direte voi): i musei. I musei a Glasgow sono tanti, ben curati, interessanti e, soprattutto, gratuiti! Ce n’è una valanga tra cui scegliere: che siate amanti dell’arte, della storia della religione o delle scienze naturali a Glasgow c’è un museo che fa per voi. Così succede che quell’aria triste e cupa della città è un pò rallegrata da una frizzante e dinamica vita culturale. Ecco le ho cose che ho fatto e visitato, e che mi sono piaciute di più!

HUNTERIAN MUSEUM

Il più antico in Scozia, l’Hunterian Museum è ospitato presso la University of Glasgow ed espone oggetti e campioni medici appartenuti a William Hunter (1718-1783), fisico ed anatomista scozzese specializzato in ostetricia e ginecologia. Il Dottor Hunter durante la sua vita collezionò una quantità enorme di oggetti e reperti di ogni genere che, prima della sua morte, donò all’Università di Glasgow con lo scopo di metterli a disposizione di tutti. La collezione comprende reperti romani provenienti dal Vallo di Antonino, pietre preziose, oggetti etnografici, animali, monete e molto altro. La cosa che mi ha interessata maggiormente però è stata la collezione di parti anatomiche umane conservate sotto alcol: un pò creepy ma davvero interessante!

KELVINGROVE ART GALLERY AND MUSEUM

Un enome museo, una delle gallerie d’arte più grandi d’Europa aperta sin dal 1901. Nelle sue ventidue gallerie tematiche sono esposti più di 8000 oggetti che spaziano dalla storia naturale all’antico Egitto, dalle opere di Charles Rennie Mackintosh ad armi ed armature, dalla storia e archeologia scozzese alle culture del mondo. La galleria d’arte include opere olandesi, francesi, italiane ed il famoso “Cristo sulla Croce” di Salvador Dalì. Ho trovato molto interessante la galleria d’Arte Scozzese, dove ho potuto ammirare quadri che conoscevo ma che avevo visto solo su internet, primi fra tutti quelli di Mary Stuart. Putroppo gli oggetti appartenenti alla Sovrana di Scozia erano in prestito a qualche altro museo!

PROVLAND’S LORDSHIP

Se volete fare un tuffo nel passato questo è il luogo adatto a voi!  Nell’edificio più antico della città, uno dei quattro sopravissuti dell’epoca medievale e che faceva parte di una struttura ospedaliera, è stata ricreata un’abitazione signorile della seconda metà del ‘700 arricchiata da mobili originali medevali e da riproduzioni dei ritratti dei sovrani Stuart. Pareti di pietra, camere buie e pavimenti scricchiolanti: sembra davvero di essere tornati indietro nel tempo! Sul retro si trova un tranquillo giardino delle erbe officinali, il St. Nicolas Garden.

ST MUNGO MUSEUM OF RELIGIOUS LIFE AND ART

Nel luogo in cui si trovava in passato il castello di Glasgow è stato costruito questo museo che ospita una collezione di oggetti religiosi provenienti da tutto il mondo. Cristianesimo, Induismo, Buddismo ed Islamismo si incontrano e si mescolano pacificamente in questo museo, chiamato St Mungo in onore del Patrono della città. Ho trovato molto interessante la vetrina in cui venivano oggetti e spiegate tradizioni ed usi di alcune delle principali religioni del mondo, con uno spazio in cui si analizzavano i diversi punti di vista riguardanti temi come la nascita, il matrimonio e la morte.

GLASGOW CATHEDRAL & NECROPOLIS

Anche la cattedrale di Glasgow è dedicata a St. Mungo, fondatore e patrono della città, la cui tomba è ospitata proprio all’interno del luogo di culto. La chiesa in questione non è proprio il massimo, semplice, buia e spoglia all’interno, la parte più interessante è senza dubbio la cripta. Attorno alla Cattedrale si sviluppa la Necropoli, unica nel suo genere: un cimitero vittoriano che si estende su di una collina dove sono sepolte più di 5000 persone, in tombe grandi, sfarzose ed eleganti. Un luogo che non era visto come luogo di morte nei secoli scorsi, ma dove le persone andavano per rilassarsi e, perchè no, fare un bel pic nic nel prato fra le lapidi!

SCALARE IL “THE LIGHTHOUSE”

Per godere di una vista d’insieme della città e dei suoi palazzi il posto migliore è il “the Lighthouse”, un vero e proprio faro/torretta che sorge alla sommità del Mackintosh Centre e che si raggiunge inerpicandosi su una lunga scala a chiocciola. L’entrata anche qui è gratuita, perchè non approfittarne?

E voi, avete visitato Glasgow? Come vi è sembrata?


DOVE HO DORMITO: Euro Hostel, http://www.eurohostels.co.uk/glasgow/

SITO UFFICIALE DEI MUSEI DI GLASGOW: http://www.eurohostels.co.uk/glasgow/

Glasgow

Passeggiando per le vie di Glasgow

A piedi sull’Isola di Kerrera e al Gylen Castle

In Scozia non serve allontanarsi poi così tanto dai centri abitati per trovare luoghi selvaggi ed incontaminati in cui poter passeggiare liberamente e sentirsi fuori dal mondo. E’ il caso di Kerrera, una piccola isola lunga 7 km e larga pressapoco 2 separata dalla Mainland solo da 500 metri di mare. Kerrera se ne sta li, a due passi dalla cittadina di Oban, distesa nella sua baia proprio di fronte al porto. A vederla da lontano non sembra poi così affascinante ed infatti ero scettica all’idea di dedicarle una delle mie giornate libere (durante il mese trascorso in Scozia sul quale potete leggere qui). Mi sono lasciata convincere dai consigli dei miei host e…per fortuna ho deciso di visitarla! Così un giorno, di buon mattino, ho preso il piccolissimo traghetto che in meno di cinque minuti attraversa il Sound of Kerrera e mi sono buttata a capofitto nell’esplorazione dell’isola…

Kerrera Island

Se vi piace camminare immersi nella natura e nella tranquillità questo è il luogo adatto a voi! Su Kerrera non ci sono strade asfaltate e i residenti sono meno di quaranta: vi capiterà sicuramente di incontrarne qualuno, magari qualche mamma con due figli ed un cane…tutti a bordo di un Quad mentre tornano da scuola (ebbene, sull’isola c’è una piccola scuola) o dalle commissioni ad Oban, o più probabilmente da un giro di controllo alle mucche o alle pecore di famiglia.
Ci sono due tragitti da percorrere a piedi su Kerrera: la Southern Route o la Northern Route. La prima è senza ombra di dubbio la più affascinante e vi porterà a fare un giro ad anello della parte sud dell’isola, fino ad arrivare al suggestivo Gylen Castle mentre il sentiero nella parte nord è invece più dissestato e faticoso da percorrere.

Kerrera Island

Io ho deciso di concentrarmi sulla Southern Route che, stando alla mappa, necessita più o meno di tre ore per essere percorsa: dato che mi fermavo ogni due minuti per fare fotografie o semplicemente per godermi il paesaggio ne ho impiegate molte di più ma il sentiero è molto semplice da percorrere e non occorre avere livelli di allenamento da maratoneti o alpinisti esperti. E’ un’escursione adatta a tutti ed anche ai nostri amici a quattro zampe che vanno però tenuti al guinzaglio vista l’elevata popolazione ovina dell’isola. A tal proposito….se, come alla sottoscritta, vi piacciono le pecore qui non saprete più da che parte guardare🙂

Percorrendo la Southern Route in senso orario si sorpassano una serie di piccole baie sassose, alcuni cottage e delle fattorie: in passato queste baie, ed in particolare la Horseshoe Bay, rappresentarono un punto di ancoraggio sicuro per le navi della flotta norvegese che deteneva il potere sulla costa occidentale scozzese, che venne successivamente riconquistata a seguito della battaglia di Largs. Nei pressi di questa baia morì Re Alexander II di Scozia e pare che anche Flora MacDonald passò da queste parti mentre veniva portata prigioniera al non distante Dunstaffnage Castle. Mentre camminate, non stupitevi di trovare teiere e tazze appese ad alberi e cancelli: segnano la via per raggiungere l’unica teahouse dell’isola, che si trova vicino a Gylen Castle!

La strada prosegue piuttosto in salita (non spaventatevi, il percorso è breve!) fino alla piccola Tearoom dell’isola dove si trovano anche alcuni posti letto per chi volesse passare la notte su Kerrera. Come sempre, non resisto alla tentazione di fare merenda (anche se è quasi ora di pranzo) con uno scone e una tazza di tè, che mangio in una tranquillità assoluta e con la compagnia di alcuni curiosi passerotti che aspettano le briciole del mio scone! Alla tearoom si trova anche uno dei pochi bagni pubblici dell’isola, in una minuscola casetta di legno con una finestra sul mare: a toilet with a view!

Rincuorata dal mio super spuntino riprendo la marcia verso Gylen Castle, che ho visto in fotografia e non vedo l’ora di osservare dal vivo. Durante il tragitto mi metto a chiacchierare con due signore inglesi che stanno visitando l’isola e scopro che una di loro vive nel Pembrokeshire, che avevo visitato l’anno scorso. Quando arriviamo un vista del castello rimaniamo tutte e tre senza parole! Il paesaggio che ci si apre davanti è fiabesco: un vasto spazio pianeggiante e verdissimo circondato da colline rocciose tra le quali si snoda un sentiero che, inerpicandosi, conduce al castello. Gylen Castle sorge su di una roccia scavata dalle onde del mare sottostante, che nel corso degli anni hanno creato una vera e propria grotta. Il paesaggio è davvero suggestivo, di quelli che ti fermeresti ad osservare per molto, molto tempo. E’ quello che faccio, in effetti: saluto le due signore e mi siedo su di una roccia godendomi il panorama. Mi sento felice, appagata da tanta bellezza ed in pace con me stessa. E’ uno di quei momenti in cui in Scozia mi sento a casa e capisco immediatamente che questo luogo mi rimarrà nel cuore per sempre!

Gylen Castle

Kerrera Island

Come tutti i castelli scozzesi che si rispetti, anche Gylen Castle ha fatto da sfondo a intrighi, assedi e lotte sanguinose nel corso della sua storia. Fu completato nel 1582 dai MacDougall, costruito sia con scopi difensivi che con raffinati elementi architettonici che ad oggi rimangono gli unici esemplari in tutta la Scozia Occidentale. Questo meraviglioso castello fu abitato solo per 65 anni: a seguito di un assedio avvenuto nel 1647 il castello fu dato alle fiamme e tutti i suoi abitanti massacrati. Più “recentemente” il pittore JMW Turner rimase così affascinato da Gylen Castle durante una sua visita a Kerrera nel 1831 che riempì ben 25 pagine di schizzi sulla fortezza e sull’area circostante.

Ho passato un bel pò di tempo ad esplorare il castello (che è visitabile gratuitamente all’interno) e i dintorni ma poi, con un grande sforzo per separarmi da questo ambiente magnifico, sono ritornata sul sentiero principale per proseguire con il giro ad anello dell’Isola, tenendo sempre d’occhio Gylen mano a mano che si allontanava. Camminando tra cespugli gialli di ginestre ed alti steli di felci si costeggia  tutta la parte occidentale dell’isola, a pochi passi dal mare.

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Gylen Castle in lontananza

Arrivati sulla costa settentrionale, il paesaggio cambia e diventa (a mio parere) ancora più bello! Saranno stati i raggi di sole che illuminavano l’isola di Mull, visibile al di là del mare, sarà stato il verde dell’erba che ricopriva le colline che scendono verso le spiagge di ciottoli…questa è stata la mia parte prefeirta di Kerrera! Il sentiero si fa un pò ripido ma una volta arrivati in cima è un vero spettacolo e la vista su Mull e le isole circostanti è magica!

L'isola di Mull illuminata da un raggio di sole

Mi sono fermata per la mia pausa pranzo in questo paradiso, assaporando più il paesaggio che il mio sandwich. Attorno a me nessuno, solo silenzio, una lieve brezza e ogni tanto un debole belato in lontananza. Assoluta tranquillità, puro relax, la pace dei sensi. Bisognerebbe avere più spesso dei momenti così, penso mentre scruto l’orizzonte. Sarei rimasta volentieri nel mio angolo di paradiso, ma non voglio perdere l’ultimo ferry che riporta sulla Mainland così ringrazio le pecore per la compagnia e mi rimetto in cammino, proseguendo per un breve tratto pianeggiante ed inerpicandomi poi sull’ultima faticosa salita, una di quelle che quando arrivi in cima ti volti, esausta, e sai che ne è valsa la pena.

Kerrera Island

Decido di fare un’ultima deviazione, avvicinandomi a degli isolotti dove pare si possano avvistare le foche. Non esiste un sentiero quindi proseguo un pò a caso tra le felci e l’erba alta, evitando per quanto possibile le zone paludose (odiosissime!) e spaventandomi ogni volta che una pecora salta fuori improvvisamente da dietro un cespuglio! Di foche purtroppo nemmeno l’ombra, ma in compenso trovo un gruppo di 15 oche con ben 35 pulcini che nuotano vicino alla spiaggia! Carinissimi!

Tornando sui miei passi e dirigendomi verso il piccolo molo, faccio amicizia con un abitante dell’isola: mi si avvicina a passo spedito chiedendomi chiaramente di giocare con lui e nonappena il suo sguardo incrocia il mio, è amore a prima vista. Eccolo qui! Abbiamo giocato assieme per un quarto d’ora almeno e ci siamo divertiti un sacco!

Lascio Kerrera sull’ultimo ferry della giornata assieme ad una manciata di altri turisti, ringraziando mentalmente i miei host per avermi spinta a visitare questa splendida isola a due passi da Oban, che pochi conoscono ma che sa sicuramente donare emozioni magnifiche, incantandoti con il suo paesaggio verde e coi meravigliosi scorci sulle isole circostanti. Anche questa volta, una meta sconosciuta alla quasi totalità dei turisti non mi ha delusa!



SITO UFFICIALE: http://www.kerrera-ferry.co.uk/walking-kerrera.html

COME RAGGIUNGERE KERRERA: Il ferry per Kerrera parte da un piccolo molo 10 minuti a Sud di Oban. Nel sito ufficiale trovate una mappa per raggiungerlo

KERRERA TEAHOUSE & BUNKHOUSE: http://www.kerrerabunkhouse.co.uk/

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Scottish Breakfast, la colazione dei campioni!

Se c’è una cosa che adoro dei b&b e delle guesthouse scozzesi, oltre alla grandissima ospitalità dei proprietari, è la colazione. Non i soliti caffè e cornetto, nossignori, bensì dei piatti che noi italiani saremmo soliti mangiare per pranzo o per cena. Trovandovi seduti a tavola al mattino potreste rimanere un pò perplessi sfogliando il menù proposto o vedendovi arrivare piatti stracolmi di salsiccie, bacon, salmone e chi più ne ha più ne metta. Per noi italiani, abituati a mangiare più che altro cibi dolci o leggeri al mattino, le colazioni scozzesi possono sembrare davvero esagerate o troppo sostanziose. Ma il bello di viaggiare è anche provare piatti nuovi, gusti sconosciuti, cibi tradizionali del luogo che si visita. Se poi la colazione è così ricca ed abbondante che si riesce a tirare fino a ora di cena solo con un piccolo snack pomeridiano, ben venga! E quindi… benvenuti alla Roineabhal Gueshouse , accomodatevi pure nella nostra breakfast room, la colazione è servita!

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La deliziosa sala colazioni

Iniziamo con qualcosa di leggero (si fa per dire) ma gustoso: il PORRIDGE. Avete già assaggiato la tipica pappa d’avena tanto diffusa in Gran Bretagna, che si prepara comodamente in 3 minuti nel microonde? Scordatevela, perchè il porridge di Maria è IL porridge, cucinato secondo metodi antichi, lasciato in ammollo tutta la notte e cotto per un’ora al mattino. Maria ha persino vinto l’ambito cucchiaio d’oro nel “World’s Best Porridge Maker Award“! E, ovviamente, Maria suggerisce di mangiare il vostro porridge con panna e zucchero di canna (frase che ho imparato a memoria il primo giorno da riferire poi agli ospiti a colazione!).

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L’Award Winning Porridge di Maria

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Maria con il suo porridge

Per i più affamati, per i più tradizionalisti, c’è la FULL SCOTTISH BREAKFAST: un piatto profumato e fumante composto da salsicce, bacon, uova al tegamino, black pudding, funghi e pomodori. Tutto cotto al momento, tutto fresco e prodotto rigorosamente nei dintorni! Tutte cose sostanziose e buonissime, certo. Ma aspettate, vi sfugge forse qualcosa? Cos’è questo Black Pudding? Ebbene, non si tratta di un budino al cioccolato, come il nome potrebbe far pensare. Il black pudding equivale al nostro sanguinaccio: grasso e sangue di maiale o manzo arricchito di fiocchi d’avena e/o frutta secca….olè!

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Full Scottish Breakfast

Ecco il piatto giusto per chi preferisce un gusto un pò più delicato: SALMONE AFFUMICATO E UOVA STRAPAZZATE. Per la prima volta ho imparato a fare delle vere uova strapazzate, accorgendomi di averle cucinate in modo sbagliato fino ad ora! Soffici, morbide, cotte al punto giusto e, bontà delle bontà, accompagnate da un freschissimo salmone affumicato rigorosamente prodotto in Scozia non lontano dalla Guesthouse. Se non siete ancora soddisfatti potete avere il vostro eggs and salmon su di una fetta di pane tostato ed imburrato, una vera goduria!

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Smoked salmon and scrambled eggs

Infine ecco il piatto giusto per i più coraggiosi, per quelli che al mattino non li spaventa proprio niente: SMOKED KIPPER ovvero una specie di aringa affumicata cotta in padella e ricca di burro. Prima ancora del piatto arriva il “profumo” (è tutta questione di gusti!) di pesce affumicato, forte e pungente. Ecco, non è proprio la colazione che sceglierei io personalmente. Anzi, non nego di aver sperato ogni giorno di non doverlo preparare. Ma i gusti sono gusti, e magari qualche coraggioso tra voi ha voglia di provare sapori nuovi ed insoliti di buon mattino!

Roineabhal Guesthouse

Smoked Kipper

Ovviamente queste cooked breakfast sono accompagnate da tè, caffè, pane tostato con marmellate casalinghe, yogurt greco, cereali e muesli di frutta candita fatti in casa, frutta fresca e albicocche della nota tipologia Hunza direttamente dal Perù.

Non avete già l’acquolina in bocca? Quale colazione scegliereste?

 

Workaway, sogni realizzati e una nuova famiglia scozzese

Bene, è giunto il momento di scrivere un resoconto della mia esperienza di Workaway in Scozia. Non pensavo fosse così difficle trovare le parole adatte a descrivere questo meraviglioso mese passato nelle Highland, non so davvero da che parte iniziare! Come ogni volta, sono partita con un sacco di dubbi: chissà dove capito, chissà se la famiglia sarà simpatica ed accogliente, chissà se riuscirò a visitare almeno un pò di dintorni o se sarò bloccata nel bel mezzo del nulla per tutto il tempo, chissà poi se sentirò troppo la mancanza di casa. E come ogni volta a casa ci sono ritornata arricchita, cresciuta, con il cuore pieno di felicità e ricordi fantastici di quei 34 giorni passati in terra scozzese  e degli gli 11 trascorsi in Inghilterra. E’ la terza volta che decido di partire per un’esperienza di workaway, sfruttando il tempo libero tra un contratto determinato e un altro, ma questa volta è stato diverso: una permanenza più lunga rispetto alle precedenti esperienze mi ha permesso di stringere una relazione più forte con la mia famiglia ospitante e di approfondire maggiormente la scoperta del territorio in cui mi trovavo, complice anche l’incredibile meteo clemente che mi ha graziata per la quasi totalità del viaggio!

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Con Roger, Maria e MacDuff

Ma ecco la famiglia che mi ha accolta in Scozia: Roger e Maria gestiscono una magnifica Guesthouse poco lontano da Oban, nella regione dell’Argyll sulla costa occidentale scozzese. Ottimi padroni di casa, cuoca sopraffina lei, dispensatore di preziosi consigli di viaggio lui, mi hanno aperto le porte della loro deliziosa casetta accogliendomi come se fossi un membro della famiglia. “Arrive as a strangers leave as friends” recita un detto inglese: nessuna frase è più adatta a descrivere il mio tempo passato con loro. In quel mese ci siamo conosciuti, abbiamo chiacchierato, ci siamo scambiati idee e conoscenze (dall’ambito turistico a quello culinario) come solo delle persone provenienti  da posti diversi nel mondo sanno fare. A rendere ancora più piacevole il mio soggiorno ci ha pensato MacDuff, quello splendido ed affettuoso Spinone Italiano col quale (oltre ovviamente a parlare itaiano!!) ho passeggiato in lungo e in largo, scoperto nuovi sentieri e angoli suggestivi, ammirato il Loch Awe in tutte le sue sfumature e passato momenti di coccole e tenerezza.

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La Roineabhal Guesthouse

E cosa dire della “mia” casa? La Roineabhal Guesthouse si trova a Kilchrenan, un piccolo villaggio (ok, chiamarlo villaggio è forse esagerato) a 15 minuti di macchina dalla strada principale che porta a Oban. Nei dintorni solo laghi, colline di erica, pecore e tanta pace e tranquillità. La classica casa in pietra da cartolina, con un giardino colorato ed impeccabile ed un torrente che ti culla mentre ti addormenti: cosa chiedere di più? Il lavoro che ho svolto alla guesthouse è quello che piace a me: prendermi cura degli ospiti per far trascorrere loro una piacevole vacanza. In parole povere: curare la colazione e le camere, più occasionalmente un pò di giardinaggio e di cura dell’orto. La mia giornata classica era così scandita: 06.45 sveglia, 7.00 preparare le colazioni, 8.00 servire le colazioni, 9.30 pulire e sistemare le camere, 11.00  fare una passeggiata con Duffy. Il pomeriggio avevo molto tempo libero per passeggiare nei dintorni o spostarmi in zona, così come un intero giorno libero alla settimana.

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A passeggio con Duffy sul Loch Awe!

Nonostante la location molto remota ho avuto moltissime occasioni di spostarmi nei dintorni (lo school bus è stato la mia salvezza!), sia nei pomeriggi che durante il mio giorno libero. Treni e autobus erano frequenti tra il villaggio più vicino e le località circostanti e l’autostop si è rivelato un ottimo modo per spostartsi conoscendo i simpaticissimi e disponibili locali. Sono davvero soddisfatta del tempo trascorso esplorando la regione dell’Argyll e devo dire che sono riuscita a spostarmi anche più del previsto! Le mie quattro giornate libere le ho trascorse a Kilmartin, Isola di Mull e Iona, Isola di Kerrera e le Isole di Lunga e Staffa. Un sacco di isole insomma, per una che soffre terribilmente il mal di mare! Vi parlerò più approfonditamente di ogni luogo che ho visitato ma posso ufficialmente dire che la mia conoscenza dell’Argyll e della costa ovest nei dintorni di Oban ora è davvero buona! Mi divertivo, alla Guesthouse, a dare consigli agli ospiti riguardo al loro viaggio, suscitando sempre la curiosità di Maria che affermava stupita “lei è italiana, ma in queste cose è più brava di me“. Lasciatemi questo piccolo momento di orgoglio personale🙂

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Un sogo che si avvera: vedere i Puffin!

La giornata che mi rimarrà nel cuore per sempre è stata quella in cui ho preso parte ad un Tour organizzato che ci ha portati a visitare le Isole di Staffa e di Lunga: su quest’ultima ho passeggiato in compagnia di una folta colonia di Puffin (pulcinella di mare), questi simpaticissimi e goffi uccelli dal becco colorato, curiosi e per nulla spaventati dalla presenza umana. E da parecchio tempo che desideravo vederli dal vivo, ricordo ancora un libro che li ritraeva, ai tempi della scuola elementare, e posso finalmente dire di aver realizzato un sogno! Tra tutte le mie giornate libere, tra tutti i luoghi che ho visitato, questa è stata la più bella ed emozionante!

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Relax nel sole scozzese

Devo davvero ringraziare Maria e Roger, dal profondo del mio cuore, per avermi fatto vivere un’esperienza magnifica. Ci sono stati momenti di vita quotidiana che mi hanno fatta sentire davvero una della famiglia, una della comunità: il pomeriggio di scarabeo dalla nonna, il fish and chips del mercoledì sera, il pranzo del sabato tutti assieme al pub del “nearest village”, il conoscere amici di famiglia e parenti coi quali scambiare delle piacevoli parole (spesso e volentieri su quanto è bella l’Italia), cucinare dei cantucci speziati da portare alla Ceilidh, tipico party danzante scozzese, partecipare ad un conceto in Gaelico con cornamuse ed essere incaricata di fare le fotografie. Ogni momento è stato prezioso, ogni esperienza è stata nuova ed emozionante ed avrei voluto davvero rimanere di più ma il lavoro mi chiamava! Mi sento fortunata ad aver potuto trascorrere un piccolo pezzetto della mia vita qui, è stato un periodo che ricorderò per sempre con felicità, con emozione e con un pizzico di nostalgia. Perchè non è stato solo un viaggio, è stata un’esperienza di vita!

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Loch Awe, da Kilchrenan

 

Esplorando Alloway, tra storie di streghe e le poesie di Robert Burns

Il tour dell’Ayrshire con Rabbie’s al quale ho partecipato il mese scorso mi ha portata in alcuni magnfici angoli a sud di Glasgow che ancora non conoscevo. Dopo aver visitato Dunure Castle e Culzean Castle ci siamo spostati ad Alloway, piccolo villaggio famoso per aver dato i natali al celebre poeta scozzese Robert Burns, bardo nazionale molto amato dai connazionali ed autore di ballate, canzoni, satire e poesie.

Robert Burns

Ritratto di Robert Burns, esposto al Robert Burns Birthplace Museum, Alloway.

Robert Burns nacque nel 1579 nel piccolo villaggio di Alloway, in una notte fredda e ventosa di gennaio. La sua era una famiglia umile, di contadini, e Robert fu il primo di sette figli. Nonostante la non buonissima condizione economica, il padre investì molto sull’educazione dei suoi figli, facendoli studiare duramente perchè potessero imparare a scrivere e leggere oltre che ad istruirli sul lavoro quotidiano nella fattoria. Robert si dimostrò molto portato per la scrittura sin dalla tenera età: già a 15 anni iniziò a scrivere le prime poesie anche se il suo insegnante affermava che il ragazzo “faceva rapidi progressi nel leggere seppur fosse solo tollerabile nello scrivere”.

Robert Burns Cottage Alloway

Il cottage dove nacque Robert Burns, nel 1579

Robert Burns Cottage Alloway

Il letto della famiglia Burns, ricreato all’interno del cottage ad Alloway

Il primo successo arrivò nel 1787, quando Robert aveva 27 anni, con la pubblicazione della prima collezione di poesie dal titolo Poems – Chiefly in the Scottish Dialect (poesie, soprattutto in dialetto scozzese) che fece un’ottima impressione sull’elite di Edimburgo facendo guadagnare a Burns una grande fama. Trasferitosi nella capitale scozzese l’anno successivo, Robert conobbe molti poeti scozzesi tra i quali Walter Scott, allora solo quindicenne ma destinato a diventare un autore molto amato dagli scozzesi nei secoli a venire. Durante la sua breve vita Robert compose una gan moltitudine di versi e testi, tutti caratterizzati da una profonda analisi emotiva seppur con temi e soggetti semplici e ambientazioni containe e rurali, come nel caso della poesia dedicata ad un topo al quale lo stesso Robert, da piccolo, aveva distrutto la tana mentre lavorava nei campi.

 

Durante la sua vita Robert ebbe ben 12 figli, nove dei quali dalla moglie, Jane Armour (gli altri tre figli nacquero da cameriere al servizio dei poeta, che condusse una vita alquanto dissoluta). Amante del gentil sesso, Burns compose centinaia di poesie e canti dedicati alle donne. Robet era uno scozzese appassionato e orgoglioso e trascorse molti anni raccogliendo e conservando per il futuro canti tradizionali scozzesi. Nonostante la fama, Burns non dimenticò mai le sue radici. Il suo amore per la vita contadina rimase intatto per tutta la vita e nei suoi testi affrontò spesso i problemi delle classi povere, sottolineando la necessità di una maggiore eguaglianza sociale.

 

Robert Burns morì a soli 37 anni a causa di una malattia cardiaca. Il suo ultimo figlio, avuto dalla moglie Jane, nacque il giorno del suo funerale, al quale parteciparono 10.000 persone. In ricordo dell’amato poeta si celebra ogni anno in Scozia l’anniversario della sua nascita: il 25 gennaio durante la “Burns Night” l’intera nazione celebra la propria identità e il proprio orgoglio scozzese, seguendo le bicentenarie tradizioni in modo attento e nostalgico. La serata prevede solitamente una cena a base di piatti tipici scozzesi ed intrattenimento con le opere di Burns.

Ad Alloway si trova un museo dedicato interamente alla vita e alle opere di Robert Burns -The Robert Burns Birthplace Museum – ed è anche possibile visitare il cottage in cui il poeta scozzese nacque e passò la sua infanzia lavorando nei campi ed allevano il bestiame. Ma le scoperte non sono finite qui! Nel villaggio si possono visitare anche la Auld Kirk, la vecchia chiesa circondata da un cimitero ed il Brig O’Doon, pittoresco ponte medievale sul fiume Doon. Proprio qui è ambientata una delle storie di Burns: Tam O’Shanter sta percorrendo il ponte in tutta fretta in sella al suo cavallo, fuggendo dalle streghe che lo stanno rincorrendo…

Ma questa, amici, è un’altra storia!🙂